Da Vedere

Il Castello

SEC. IX “Castri de Casule”“Ne potremmo inorgoglire dell’epoca anteriore al 1416, percioché  il nostro paese nomato allora “Le Casole”, dalle poche e piccole case che lo formavano, ebbe incremento coll’esservisi rifugiati gli abitanti della Università dl La Roma spogliati ed espulsi dalle genti armigere di Lordino di Salagni Melite; secondo che, appare dal diploma della Regina Giovanna II del 1417” (Romanelli, scoperte frentane, Napoli 1805).
Questo passo citato da Mosè D’Amico nelle note inviate al priore Domenico Colanzi (1859) fornisce un preciso riferimento storico sul forzoso inurbamento che fu all’origine del nostro comune, non è però la  memoria più antica del paese.
 Il “Memoratorium Abbatis Berthari” scrittura cassinese del sec. IX riporta l’elenco dei beni posseduti dalla Badia di Montecassino nel comitato teatino fra cui “La ecclesia S. Crucis in pertinentia de ipsa Roma cum mille quiengentis terrae modiis et medietrate ipsius Castri de Casule  cum perbinentiis suis” La Chiesa di S. Croce nelle pertinenze di La Roma con 1500 mogge di terra  e ½ del castro di Casoli con relative pertinenze. (Verlengia)
 Nei secoli successivi i Papi Alessandro III e Innocenzo III ricordano la Chiesa di S. Giustino in 2 bolle descrittive delle parrocchie dell’arcidiocesi, bolle, rispettivamente del 1173 e 1208.
 Come si evince dai documenti citati in epoca alto medioevale esisteva un Castrum de Casule. Si trattava di un avamposto fortificato con opere difensive in muratura.


Le dimensioni originarie della torre erano più ridotte di quelle attuali, non superando usualmente i muri di difesa posti su colli la altezza di 14 mt. più 2 mt. Di merlatura.
 A suffragare questa ipotesi concorrono le dimensioni e l’architettura interna della torre il cui vano di accesso è a volta a tutto sesto orientata verso l’ingresso, elemento tipico della architettura longobarda.
 Il posto di guardia, presidiato da cavalieri con il seguito di palafrenieri, alabardieri e scudieri, testimonia il ruolo difensivo della collina, sito strategico sulle valli dell’Aventino e del Sangro, e dal quale era possibile un avvistamento immediato con le altre torri (Altino, La Torretta, Castelfrentano ecc.).
 Casoli nasce, dunque, come nucleo militare la cui torre di avvistamento con il suo recinto fortificato erano posti a protezione della popolazione in un periodo nel quale non erano rare scorrerie saracene.
 Oltre i riferimenti ecclesiastici riportate le notizie storiche del periodo fra il X e il XV sec. Sono molto scarse, Antinori nella sua Corografia dice che nel 1145 era barone di Casoli il conte di Manoppello, Boemondo, e il nucleo abitativo era composto  da 48 fuochi; sempre Antinori riporta che nel 1385 Napolione II Orsini, signore di Casoli meditava di assegnare ad Agnese Sanseverina sua moglie, qualora restasse vedova, l’usufrutto di questo castello.
IL BORGO
 In questa epoca il nucleo abitativo si sviluppava nella zona che comprende S. Salvatore e S. Agostino alla cui chiesa era unita un cenobio benedettino del quale sono ancora visibili parti dell’originario arco di ingresso.
 S. Salvatore è toponimo di origine longobarda e potrebbe indicare la presenza in loco di una chiesa dedicata al redentore. La colonizzazione di quest’area avvenne sicuramente ad opera dei Cluviensi, spostatisi in una zona che offriva maggiori garanzie di difesa ed era vicina alla strada che dalla montagna scende al mare, appunto la Montanjere.
 Una usanza di probabili origini pagane è legata alla antica fonte di Sant’Eufemia, nei pressi di Sant’Agostino, come buon auspicio per i raccolti futuri e a ringraziamento di quelli avuti si gettavano nelle sue acque legumi e cereali, era anche diffusa la credenza che quest’acqua avesse la proprietà di far venire il latte alle puerpere.

IL CASTELLO
 Dal XV sec. In poi possiamo seguire con maggior chiarezza di fonti le vicende del nostro borgo. Ad opera degli Orsini fu edificata una cappella gentilizia adiacente il castello, in origine dedicata all’Assunta con il tempo si è trasformata nella chiesa di S. M. Maggiore.
 Nella stessa epoca anche la torre fu oggetto di lavori addizionali che ne migliorarono la capacità difensiva, fu munita di una Bertesca che consentiva l’apertura di una serie di botole verso l’esterno, dalle quali lanciare pietre e altri materiali per impedirne la scalata.
 Accanto alla torre si sviluppa un corpo a due piani la cui parte inferiore era adibita a locali di servizio ed il piano superiore era una vera abitazione nobile.
 Le stalle vengono ingrandite e si provvede a edificare un primo edificio per la conservazione del grano e un pozzo per attingere acqua.

IL BORGO
 Parallelamente alle trasformazioni del castello Casoli inizia la sua crescita avvolgendosi attorno alla struttura fortificata con le case protette da mura e torri, due delle quali ancora visibili.
 Ancora una volta l’opuscolo di Mosè D’Amico è fonte di preziose informazioni dalle sue note sappiamo che furono edificate ben 7 chiese fra il 1417 e il 1587, quella di S. Rocco, di S. Nicola del Piano e di S. Pietro de Urbe sita nel recinto del castello e così nominata sugli atti della visita di Mons. Matteo Sammiati nel 1583. Nel 1447 fu iniziato il tempio di S. Riparata, nel 1455 la chiesa maggiore, tra il 1578 e il 1584 fu edificata quella di S. Giacomo del Piano e tra il 1584 e il 1587 quella di S. Caterina.
 Il sorgere di tanti edifici sacri testimonia, oltre al fervore religioso, anche il significativo cambiamento dell’Università di Casoli in questi secoli. Dal 1488 il paese aveva una sua importante fiera che si svolgeva al piano presso la chiesa di S. Riparata il primo di Maggio. Il nome di Casoli era già conosciuto legato alla faccia della mela piana o mela casolana citata dal Boccaccio nel Decamerone, mela che nei secoli successivi sarà citata anche dal poeta Giambattista Marino. La ricchezza di boschi di querce consentiva inoltre un fiorente allevamento dei suini, quei suini i cui prosciutti arriveranno fin sulle mense della corte di Francia al tempo di Caterina de Medici, moglie di Enrico II, e li si apprezzava al punto che era usanza fare un complimento a una fanciulla sul suo incarnato definendolo “roseo come un prosciutto d’Abruzzo”.
IL CASTELLO
 Negli anni fra il 1453 e 1645 il castello prende l’assetto che osserviamo ancor oggi. L’edificio adiacente la torre viene elevato di un piano, la corte interna viene chiusa con l’aggiunta di nuovi fabbricati nei quali vengono spostate le cucine e al piano superiore viene ampliata la residenza nobile.
Artefici di queste importanti modifiche furono i D’Aquino, principi di Caramanico, che nel 1645 acquisirono il feudo e il titolo di duchi di Casoli.
Prima di loro il feudo era passato a varie famiglie;
 Nel 1453 si infeudò a Casoli Giacomo Antonio Orsini, con la conquista spagnola entrò nei possedimenti del condottiero perugino Bartolomeo D’Alviano.
 Nel 1514 Fabrizio Colonna viene insignito dal re Ferdinando del titolo di Duca di Casoli ducato che passa poi ai Carafa, ai Crispano e quindi, come già visto, ai D’Aquino.

IL BORGO – I FATTI DEL 1799
 Nel corso del 1700 Casoli vive un periodo di grande espansione, vi si stabiliscono molte nuove famiglie provenienti prevalentemente da località limitrofe, vengono eretti alcuni palazzi che ancor oggi testimoniano la ricchezza dei loro antichi possessori, quali palazzo Tilli ornato da artistici balconi con ringhiera bombata e la cui facciata è abbellita da un pregiato portale in pietra lavorata a motivi floreali, e palazzo De Vincentiis che conserva ancora alcuni locali affrescati.
 Nel 1799 gli avvenimenti che da un decennio incendiavano l’Europa ebbero una drammatica eco anche nel nostro comune. Mentre a Napoli si cacciavano i Borbone e veniva proclamata l’eroica ed effimera repubblica Partenopea, mentre gli eserciti francesi attraversavano l’Italia diffondendo idee di riguaglianza e giustizia sociale che erano state la base della rivoluzione dell’ 89, nella nostra università era agente del duca di Casoli Don Ferdinando De Nobili che da tempo vessava la popolazione e imponeva tasse inique. I cittadini avevano più volteo ma il De Nobili aveva sempre imposto con la forza la sua volontà.
 Questo fino al giorno 11 Febbraio 1799 quando il popolo mosse in armi contro la famiglia  e la casa del suo aguzzino. Il palazzo, difeso da molti uomini d’arme fu teatro di aspri combattimenti e molti caddero dall’una e dall’altra parte. Ferdinando De Nobili e gran parte della sua famiglia furono uccisi dai rivoltosi o perirono fra le fiamme del palazzo, alcuni sopravvissuti furono giustiziati il giorno seguente. I corpi del De Nobili e di alcuni membri del suo casato furono gettati nel vicino canalone e ivi rimasero sino al 4 di Marzo quando fu loro concessa sepoltura.
 Una vibrante testimonianza dei fatti è riportata in una memoria dell’arciprete Casimiro De Vincentiis.

IL BORGO – LO SVILUPPO DEL XIX SEC.
 L’800 vede proseguire lo sviluppo urbanistico iniziato nel XVII e XVIII sec., nuovi palazzi gentilizi vengono eretti fra i quali palazzo De Cinque, Ramondo, De Petra, Consalvi; gli odierni Corso Vittorio Emanuele, Via Garibaldi, piazza del Popolo assumono la fisionomia che tutti conosciamo. In agricoltura furono adottate nuove tecniche, aree coltivabili furono strappate ai boschi e si diffusero definitivamente i nuovi prodotti delle Americhe.
 Degno di nota che il primo comune a introdurre la coltivazione del pomodoro in Abruzzo fu Casoli, come risulta da atti giudiziari che ne attestano la presenza lungo il fiume Aventino dal 1815.
IL CASTELLO – IN ABRUZZO UNA “PICCOLA ATENE”
 Nel 1868 il castello che dai D’Aquino è stato ceduto a Teresa Di Sangro viene acquistato da Domenicantonio Di Benedetto alla morte del quale viene ereditato dall’unica figlia Concetta sposata Masciantonio.
 Sarà uno dei figli di Concetta, Pasquale Masciantonio, che farà del suo paese il centro di una stagione fervida di vita culturale e politica. Le sale del castello ospitano personalità quali Edoardo Scarfoglio, fondatore del “Mattino” di Napoli, la scrittrice Matilde Serao sua moglie e appassionata collaboratrice, i musicisti Francesco Paolo Tosti e Ettore Montanaro, lo stesso Guglielmo Marconi, che tanto lustro ha dato alla nazione è ospite del “Cenacolo” e con lui altri nomi famosi quali Costantino Barbella, Cesare De Titta, il pittore F.P. Michetti la cui opera ha eternato un Abruzzo sospeso fra la realtà e una sensuale arcadia.
 Su tutti, e altrimenti non poteva essere data la prorompente personalità, spicca Gabriele D’Annunzio del quale numerose frasi e poesie sono visibili scritte sulle pareti dello studio dell’On. Pascal Masciantonio. Sono gli anni di fine ‘800 quelli che vedono “l’immaginifico” di frequente sfuggire della turbolenza della sua vita e delle  sue amanti e trovare conforto e, perché no, finanziamenti, presso l’amico Pascal. Oltre al danaro sembra che il vate, per l’allestimento scenico di un opera di cui era protagonista una sua nuova fiamma, Eleonora Duse, non si sia fatto scrupolo di spogliare il castello di tutti i suoi antichi arredi in rame.

IL BORGO
 Quegli anni a cavallo fra due secoli sono veramente memorabili per la storia del nostro paese che esprime una serie di personalità esemplari; Giulio De Petra insigne archeologo e dal 1914 Senatore del Regno Italiano Egli fu ispettore degli scavi di Pompei e dal 1893 direttore degli stessi. Dal 1872 titolare della cattedra di archeologia all’Ateneo di Napoli nel 1875 fu chiamato alla direzione del museo nazionale cittadino che egli arricchì di preziosi reperti di scavo. Numerosissimi gli scritti da lui lasciati su Ercolano e Pompei, opere conosciute e apprezzate dall’illustre collega e amico Teodoro Mommsen e tuttora ritenute una pietra miliare negli studi di antichità classiche. Importanti sono anche gli studi dedicati all’Abruzzo quali quello sui cognomi di Casoli e Lanciano, sulla corografia dei Marruccini, sulle iscrizioni di Palombaro, un volume di ricerche storiche ed economiche su Casoli e studi sulle emergenze archeologiche di La Roma.
- Domenico Rossetti, poeta e storico della sua terra;
- Giuseppe Consalvi, medico e ricercatore il cui palazzo fu lasciato per la fondazione di un ospedale;
- Algeri Marino, collaboratore di Guglielmo Marconi, direttore delle ricerche delle telecomunicazioni del Ministero dell’Aeronautica, fu ideatore e costruttore dell’impianto radio dei dirigibili “Norge” e “Italia” che effettuarono trasvolate al polo.
In questa atmosfera fervente di idee e impegno sociale non mancò a Casoli un pizzico di mondanità legato al teatro Tilli, nato ad uso privato ospitò col tempo varie compagnie di prosa interessando un vasto pubblico.

IL CASTELLO – IL BORGO – GLI ANNI DELLA GUERRA
LA BRIGATA MAJELLA
 5 Dicembre 1943, in una stanza del vecchio palazzo municipale l’Avv. Ettore Troilo annotava i nomi di coloro che sarebbero divenuti suoi soldati, questi nell’atto di arruolarsi sottoscrivevano una breve dichiarazione: “I sottoscritti volontari Italiani dichiarano di essere disposti a partecipare alle azioni e operazioni militari per la liberazione dei paesi della Majella”.
 L’iniziativa ebbe immediato successo, il gruppo si fuse con la cosiddetta “Banda di Civitella” nata nello stesso periodo.
 L’organico del “corpo volontari dela Majella”, sulle cui divise spiccavano mostrine a fondo giallo con disegnata in verde la montagna Abruzzese, aumentava di giorno in giorno. Alla fine di Dicembre, solo 25 giorni dopo la sua costituzione, aveva raggiunto 100 aderenti divisi in 4 plotoni.
 Il battesimo del fuoco per la brigata Troilo  fu la sera del 10/01/1944. I patrioti, comandati dal tenente Luigi Salvati, lasciavano Casoli a bordo dei camion alleati diretti a Civitella Messer Marino ove vi furono 4 giornate di combattimenti durante i quali molti furono i partigiani uccisi o feriti.
- Una memoria di Carlo Azeglio Ciampi.

La chiesa di Santa Reparata

La chiesa di Santa Reparata è del 1447 e custodisce il trittico, dedicato a S. Liberata, dipinto da Antonio di Francesco da Fossombrone nell’aprile del 1506